mostra del monastero


 

Sala   1

Apri docilmente il tuo cuore

Sala   2

Una casa per Dio e gli uomini

Sala   3

Gli alti e bassi della storia

Sala   4

Il legno della vita

Sala   5

Ora vediamo come in uno specchio... (1 Cor 13,12)

Sala   6

Il paradiso in terra

Sala   7

In nome della ragione

Sala   8

L’uomo intero

Sala   9

La strada verso il futuro

Sala 10 - Parte 1

Affinché in ogni cosa sia glorificato Dio

Sala 10 - Parte 2

La città sul monte

Sala 11

Il movimento è un segno di vita

La sala marmorea
L'Altana
La biblioteca
La chiesa abbaziale
Cortile di S.Koloman


 

Sala 1  (back)

Apri docilmente il tuo cuore

L’impero romano si era consumato. Era solo una questione di tempo per che periodo la città decadente di Roma poteva ancora mantenersi al potere.

Tavola simbolizzante una comunità su cui si può leggere i tre voti dei benedettiniIl giovane Benedetto lasciò Roma perché era ripugnato dall’immoralità di questa città e si ritirò come eremita nelle montagne di Subiaco. Passo a passo seguí il suo cammino dell’esperienza di Dio: la solitudine nella caverna, l’incontro con gli uomini che gli chiedevano consiglio. Gradualmente doveva imparare delle proprie esperienze per potere riconoscere la volontà del suo Dio. Leggende descrivono la sua vita, la sua regola monastica fa capire il suo sviluppo dall’asceta severo al padre di monaci saggio. Nel 529 dopo Cristo fondò l’abbazia di Monte Cassino.

Regola di S. Benedetto più antica dell'abbazia - manoscritto, fine XI/ inizio XII secoloBenedetto morí circa a metà del sesto secolo. Fino alla fine della sua vita scrisse la sua regola monastica che divenne la regola nel primo medioevo.

Benedetto fondò nel suo monastero una scuola per il servizio di Dio: Come lui stesso cercava Dio per tutta la sua vita, anche i monaci andavano in primo luogo tentati di riconoscere la volontà di Dio. Per Benedetto il criterio più importante per un buono monaco era che questo cercava veramente Dio.

Sala 2  (back)

Una casa per Dio e gli uomini

 

sala 2 con veduta verso sala 3sala 2 con veduta verso sala 1L’imperatore del Sacro Romano Impero aveva consegnato la “marca dell’Est” alla famiglia dei Babenberg per creare una zona cuscinetto al confine orientale insicuro. Melk era uno dei castelli principali dei Babenberg che ingrandivano progressivamente la marca verso il nord e l’est.

Quando divenne chiaro che Vienna era il nuovo centro della “marca dell’Est”, Leopoldo II fondò nel 1089 un monastero benedettino a Melk di cui Leopoldo III garantí la sopravvivenza finanziaria donandolo parrocchie e proprietà situate nella periferia della marca (v. documento di donazione, 1113). I Babenberg volevano sicuramente che monaci pregassero alla tomba dei loro antenati a Melk, ma probabilmente riconoscevano anche il potere culturale e missionario della regola di S. Benedetto.

cassetta in avorio, XV secoloL’abbazia deve reliquie e tesori d’arte importanti ai Babenberg: il corpo di S. Coloman, un frammento della Santa Croce e un altare portatile. La leggenda del furto della croce di Melk che fu ritrovata nell’abbazia dei frati Scozzesi a Vienna dimostra che Melk era divenuto provincia e che Vienna era allora il centro della “marca dell’Est”. Tuttavia illustra anche l’importanza del monastero di Melk perché la croce rivenne finalmente a Melk.altarino portatile di Swanhilde, XI secolo

Sala 3  (back)

Gli alti e bassi della storia

sala 3 con veduta verso le sale 2 e 1calice gotico in oro del Danubio

Nella sala 3, gli alti ed i bassi della vita e della storia vengono rappresentati

L’abbazia di Melk fu fondata all’epoca della lotta per le investiture e dopo il concordato di Worms (1122) conobbe un periodo di grande fioritura. Però il declino successivo del papato comportò anche un peggioramento della situazione nei monasteri.

Uno dei risultati del concilio di Costanza (1414-1418) era una riforma per i monasteri austriaci di cui Melk era il punto di partenza e che si chiama la Riforma di Melk (XV secolo). Si voleva ritornare a un’osservanza severa della regola di S. Benedetto, ponendo l’accento sull’ascesi e la disciplina.

Nel XVI secolo la Riforma toccò anche l’Austria e i suoi monasteri che erano già sull’orlo della chiusura. Ma dopo la pace di religione di Augusta (1555) gli Asburgo avviarono la Controriforma. Tra poco Melk era di nuovo un esempio della disciplina monastica. Questo sviluppo si espresse soprattutto attraverso la grande ricostruzione barocca dell’abbazia (1701-1736).

Sala 4  (back)

Il legno della vita

crocifisso in stile tardo romanico

Viviamo in questo mondo, facciamo esperienze con gli alti e bassi della vita personale, conosciamo circostanze e tempi che cambiano continuamente.

Viviamo in questo mondo dalla nascita fino alla morte, fra queste succede la nostra vita, con gioie e dolori, con successi e insuccessi, con amore e odio, con inizio e fine.

C’era un uomo: nacque come noi, visse come noi e conosceva anche gli alti e bassi di questa vita: il figlio di Dio, Gesù Cristo. Ci ha fatto capire che questa vita non era tutto. Dobbiamo morire, però risusciteremo per avere una nuova vita. L’amore di Dio si esprime chiaramente nella sua morte sulla croce. Facciamo parte della morte, ma anche della risurrezione e della nuova vita.
Ti adoriamo, Nostro Signore Gesù, e Ti lodiamo. Perché attraverso la Tua Santa Croce hai liberato il mondo.

Sala 5  (back)

Ora vediamo come in uno specchio... (1 Cor 13,12)

sala degli specchi con impressioni barocche sala degli specchi con impressioni barocche

dettaglio dell'"ostensorio Amalia", un regalo della vedova dell'imperatore, Guglielmina Amalia

Durante la Controriforma la Chiesa cattolica aveva riacquistata le sue forze. Continuava ad essere un’istituzione molto forte, ma esisteva anche una fede interna molto intensiva che appoggiava quest’istituzione in modo vivo e profondo. La gente credeva fermamente che Dio era un Dio vivo. Siccome si voleva avere questo Dio vivo sulla terra, si costruiva grandiose “sale delle udienze” dove gli uomini lodavano e glorificavano Dio formulando le loro richieste e i loro desideri e dove esprimevano anche la loro gratitudine. Non c’era niente che era abbastanza bello o abbastanza magnifico; una grande gioia e una devozione pura cercavano un’espressione adeguata. Tutto splendeva, l’uomo si rifletteva in un mondo bello e traeva una gioia profonda dalla sua fede. Questa fede gli dava appoggio e forza. “Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vediamo a faccia a faccia.” (1 Cor 13,12)

Sala 6   (back)

Il paradiso in terra

paramenti sacerdotali dell'abate Berthold Dietmayrtesori barocchiNel XVII secolo la Chiesa austriaca si era fortificata. Perciò era in grado di stornare il grande pericolo turco (assedio di Vienna, 1683). Una fede molto viva aveva comportato forza e poteva svilupparsi dopo la sua prova. Gli uomini di quest’epoca erano contenti perché sapevano che il loro Dio era vicino. Siccome conoscevano anche il dolore umano e dovevano anche sopportarlo, tentavano di tempestare il loro Dio: con una devozione quasi fisica cercavano di fare penitenza per i propri comportamenti illeciti e di ottenere benedizione e soccorso (confraternite, culto delle reliquie, pellegrinaggi). Cosí gli uomini avevano un appoggio.


paramenti sacerdotali dell'abate Berthold Dietmayrdettagli dei paramenti sacerdotali per i funeraliI monasteri erano divenuti centri fondamentali della vita spirituale, ecclesiastica e culturale: le scienze e l’arte fiorivano. Nacque un’arte che era molto umana da una parte: trovava piacere nello splendore, nella grande forma, nel colore, in tutto che era bello e buono. Dall’altra parte quest’arte aveva l’intenzione di corrispondere, nella sua grandiosità, a quello e di glorificare quello che era il centro vivo della vita di questi uomini.

Sala 7   (back)

In nome della ragione

Mentre la gioia barocca dava origine a molte opere d’arte magnifiche e l’uomo s’aggrappava, negli alti e bassi della sua vita personale, al suo Dio con una fede forte che si esprimeva talvolta in modo molto umano, un nuovo spirito proveniente dall’ovest conquistò l’Austria. Il razionalismo e l’illuminismo iniziarono la loro marcia trionfale.riproduzione di una bara riutilizzabile dell'epoca di Giuseppe II

La devozione profonda, talvolta molto fisica, sembrava sospetta per molte persone che riflettevano su questo (p.e. il culto delle reliquie). Esistevano eccessi nella devozione popolare e spesso anche ascesi esagerata e irragionevole nei monasteri. Certi entrarono in convento solo per avere un futuro assicurato. Queste pratiche furono messe in dubbio dalla nuova corrente che era già fortemente percettibile sotto Maria Teresa (1740-1780) e s’impose sotto il suo figlio Giuseppe II (1780-1790) – il che spiega il nome di giuseppinismo per questo movimento in Austria. La nuova corrente intellettuale non rispettava certi valori umani, ma illuminava anche qualche oscurità. Molti valori positivi di questo sviluppo comportarono grandi progressi, ma c’erano anche campi importanti che furono trascurati.

La ragione e la fede, la combinazione, la giusta dose dei due: questa è un via percorribile per la nostra vita umana.

Sala 8   (back)

L’uomo intero

dettaglio del gruppo di sculture "L'uomo intero"Di nuovo l’accentuazione di un unico aspetto, questa volta della ragione umana, avviò processi capaci di suscitare la divisione di un tutto. L’uomo si compone di tante parti che sono tutte importanti. La fede all’interno cedé a un’organizzazione ecclesiastica accurata che non era in grado di resistere a un mondo sempre più ateo e secolarizzato. Queste idee penetrarono profondamente nei monasteri austriaci che non furono tutti chiusi, a differenza dello sviluppo in Germania. In Austria il numero dei monasteri fu ridotto, ma molti continuarono a esistere.

un gruppo di sculture contemporaneo in terracottaIl XIX secolo nei monasteri austriaci era caratterizzato da un atteggiamento fondamentale profondamente liberale, i monaci erano divenuti “signori monastici”. Pian piano e con grandi difficoltà, una nuova vita si sviluppò nei monasteri. Era divenuto chiaro che una fede viva doveva toccare la ragione e il cuore dell’uomo, che la fede all’interno doveva costituire la base dell’istituzione, che non soltanto certe parti dell’uomo contano, ma soprattutto l’uomo intero. Quest’uomo intero, con le sue gioie e dolori, vive dalla fede, adempie i suoi compiti, agisce nell’ambito culturale ed è consapevole dei suoi riferimenti economici e sociali. Conosce i propri limiti, sa che non è ancora arrivato alla sua destinazione, ma si vede in cammino verso questa. Si apre al suo Dio.

In 11 passi una figura umana apparisce gradualmente in questa sala. Il dodicesimo passo è l’uomo intero, cioè il visitatore.

Sala 9   (back)

La strada verso il futuro

L'altare in stile tardo gotico dipinto da Jörg Breu (1502) con la croce creata da Arnulf Rainer (1966)Dalla Rivelazione dell’Antico e del Nuovo Testamento sappiamo che c’è un Dio, che è qui, che vive, che è vicino agli uomini. Grazie a Gesù Cristo è chiaro che questo Dio è un Dio misericordioso che accompagna gli uomini nel loro viaggio, che loro è vicino nelle loro gioie e dolori, che loro dà sempre la possibilità di ricominciare da capo. La Chiesa annunciava questa Buona Novella durante i secoli e lo fa ancora. C’erano e ci sono giuste strade e false strade, tempi di benessere e di sventura. Ma sempre ci si rendeva conto del seguente: Dio è un Dio della vita, un Dio che vuole la salvezza dell’uomo, che l’accompagna e che non l’abbandona mai. Jörg Breu (1502) e Arnulf Rainer (1966): medioevo e presente, ieri e domani. Da 900 anni la comunità dei benedettini a Melk è in cammino. I monaci seguono la via che il Signore loro mostra. È la via della fede che cerca Dio nella quotidianità della vita e che questa comunità si sforzava e si sforza di vivere da 900 anni.

"L'annunciazione" "La fuga in Egitto" "Gesù dodicenne insegna al templo" "Il bacio di Giuda" "Gesú davanti al sommo sacerdote Caifa" "L'incoronazione di Cristo con la corona di spine" "Ecce homo" - Pilato presenta Gesú al popolo "Pilato si lava le mani nell'innocenza"

Sala 10 – Parte 1   (back)

Affinché in ogni cosa sia glorificato Dio

Nel capitolo della regola di S. Benedetto sui monaci che praticano un’arte o un mestiere (RB 57) si può leggere che nel monastero tutto deve succedere in un certo modo “affinché in ogni cosa sia glorificato Dio”, dunque anche per quanto concerne gli interessi secolari del monastero.

Il 21 marzo 1089 la vita benedettina cominciò a Melk, con la preghiera e il lavoro (ora et labora). I Babenberg avevano fondato un monastero nel castello dove si trovava l’ultima dimora dei loro antenati e l’avevano dotato delle fondamenta dell’esistenza: proprietà terriera e privilegi feudali.

martello e cazzuola utilizzati per porre la prima pietra dell'edificio barocco nel 1702Negli alti e bassi della storia c’erano tempi di prosperità economica, ma anche periodi di crisi. È vistoso che l’economia fioriva durante periodi di vita spirituale intensiva e che essa ristagnava nei tempi di decadenza della vita monastica.

In origine l’abbazia viveva dei redditi dalla proprietà terriera e coltivava soltanto una piccola parte delle sue proprietà. Dopo l’abolizione del sistema delle proprietà terriere (1848) l’economia andò ristrutturata: gli affitti delle case a Vienna e la coltivazione più intensiva delle proprietà costituivano la base finanziaria. Negli ultimi decenni le entrate dall’economia forestale e dall’agricoltura sono sempre diminuite. Attualmente l’abbazia vive soprattutto degli introiti dal turismo.

I redditi dall’economia abbaziale servono al mantenimento della scuola, alla manutenzione dell’edificio abbaziale nonché ai restauri necessari nelle 23 parrocchie e permettono anche di adempiere altri compiti. Nei diversi campi d’azione dell’abbazia numerose persone hanno trovato un posto di lavoro.


Sala 10 – Parte 2   (back)

La città sul monte

Nel 529 Benedetto da Norcia fondò un monastero sul Monte Cassino: era la città sul monte che non poteva rimanere nascosta. Nella sua regola stabilí che la comunità monastica doveva vivere in un posto fisso, ben definito e delimitato. I benedettini hanno un voto particolare, quello della “stabilitas loci”, la promessa di rimanere sul posto.

Attraverso il lavoro dei monaci questi monasteri con una chiesa, una biblioteca, un’ala per gli ospiti nonché stanze dove lavorano e abitano i monaci divenivano tra poco edifici di un supremo valore artistico.

dettaglio di una cassapancaA Melk si costruí presto, al posto del castello dei Babenberg, un edificio romanico che fu più tardi sostituito con un monastero gotico. L’abate Berthold Dietmayr (1700-1739) cominciò con la costruzione barocca che conosciamo oggi. In modo determinato l’abate procedé con estrema intelligenza. Cosí riuscí a costruire l’intera abbazia in un unico stile. Tutti gli edifici precedenti furono distrutti per potere realizzare una nuova costruzione barocca omogenea.

All’inizio si ebbe l’intenzione di trasformare soltanto la chiesa in stile barocco, ma fra poco una ricostruzione completa fu progettata (v. disegno di una nuova costruzione). La costruzione grezza della chiesa finita, l’abate cominciò a ricostruire a tappe l’intero edificio monastico secondo un nuovo disegno di costruzione (dal 1711). La decorazione interna della chiesa fu realizzata alla fine.

Jakob Prandtauer e, dopo la sua morte, Joseph Munggenast erano gli architetti, Antonio Beduzzi collaborò sicuramente all’architettura d’interni della chiesa.

La realizzazione del programma abbazia – parco (corrispondenza tra l’arte e la natura) divenne possibile dopo la terminazione della ricostruzione dell’edificio abbaziale. Oggi questi due formano un grandioso insieme.

Sala 11   (back)

Il movimento è un segno di vita

plastico (scala 1:100) di Dipl.Ing. Helmut HütterQuando sono in moto, vedo soltanto un lato, un aspetto; certe cose sono oscure, vedo soltanto frammenti, non vedo il tutto.

Quando sono in moto, in cammino, giungo sempre a nuove rive, faccio la conoscenza del mondo, degli uomini e di me stesso, ho sempre una nuova meta.

Il movimento comporta inquietudine, ma quest’inquietudine mi fa correre e apre il mio cuore.

Il movimento ha una meta importante. Quando mi muove verso questa meta, vedo come in uno specchio e vedo soltanto contorni incomprensibili. Quando giungerò alla meta, vedrò a faccia a faccia. “Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.” (v. 1 Cor 13,12)

 

Anche se non conosco tutta la verità, quando sono in cammino, quest’imperfezione mi mostra che vivo ancora.

Che resto in movimento, è causato dallo Spirito di Dio: lo Spirito è la fonte della vita.