| Sala 1 |
Apri docilmente il tuo cuore |
| Sala 2 |
Una casa per Dio e gli uomini |
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Gli alti e bassi della storia |
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Il legno della vita |
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Ora vediamo come in uno specchio... (1 Cor 13,12) |
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Il paradiso in terra |
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In nome della ragione |
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L’uomo intero |
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La strada verso il futuro |
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Affinché in ogni cosa sia glorificato Dio |
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La città sul monte |
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Il movimento è un segno di vita |
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| La sala marmorea | |
| L'Altana | |
| La biblioteca | |
| La chiesa abbaziale | |
| Cortile di S.Koloman |
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Apri docilmente il tuo cuore |
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L’impero romano si era consumato. Era solo una questione di tempo per che periodo la città decadente di Roma poteva ancora mantenersi al potere. |
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Benedetto fondò nel suo monastero una scuola per il servizio di Dio: Come lui stesso cercava Dio per tutta la sua vita, anche i monaci andavano in primo luogo tentati di riconoscere la volontà di Dio. Per Benedetto il criterio più importante per un buono monaco era che questo cercava veramente Dio. |
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Una casa per Dio e gli uomini |
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Quando divenne chiaro che Vienna era il nuovo centro della “marca dell’Est”, Leopoldo II fondò nel 1089 un monastero benedettino a Melk di cui Leopoldo III garantí la sopravvivenza finanziaria donandolo parrocchie e proprietà situate nella periferia della marca (v. documento di donazione, 1113). I Babenberg volevano sicuramente che monaci pregassero alla tomba dei loro antenati a Melk, ma probabilmente riconoscevano anche il potere culturale e missionario della regola di S. Benedetto.
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Gli alti e bassi della storia |
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L’abbazia di Melk fu fondata all’epoca della lotta per le investiture e dopo il concordato di Worms (1122) conobbe un periodo di grande fioritura. Però il declino successivo del papato comportò anche un peggioramento della situazione nei monasteri. Uno dei risultati del concilio di Costanza (1414-1418) era una riforma per i monasteri austriaci di cui Melk era il punto di partenza e che si chiama la Riforma di Melk (XV secolo). Si voleva ritornare a un’osservanza severa della regola di S. Benedetto, ponendo l’accento sull’ascesi e la disciplina. Nel XVI secolo la Riforma toccò anche l’Austria e i suoi monasteri che erano già sull’orlo della chiusura. Ma dopo la pace di religione di Augusta (1555) gli Asburgo avviarono la Controriforma. Tra poco Melk era di nuovo un esempio della disciplina monastica. Questo sviluppo si espresse soprattutto attraverso la grande ricostruzione barocca dell’abbazia (1701-1736). |
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Il legno della vita |
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Viviamo in questo mondo, facciamo esperienze con gli alti e bassi della vita personale, conosciamo circostanze e tempi che cambiano continuamente. Viviamo in questo mondo dalla nascita fino alla morte, fra queste succede la nostra vita, con gioie e dolori, con successi e insuccessi, con amore e odio, con inizio e fine. C’era
un uomo: nacque come noi, visse come noi e conosceva anche gli alti e
bassi di questa vita: il figlio di Dio, Gesù Cristo. Ci ha fatto capire
che questa vita non era tutto. Dobbiamo morire, però risusciteremo per
avere una nuova vita. L’amore di Dio si esprime chiaramente nella sua
morte sulla croce. Facciamo parte della morte, ma anche della
risurrezione e della nuova vita. |
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Ora vediamo come in uno specchio... (1 Cor 13,12) |
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Durante la Controriforma la Chiesa cattolica aveva riacquistata le sue forze. Continuava ad essere un’istituzione molto forte, ma esisteva anche una fede interna molto intensiva che appoggiava quest’istituzione in modo vivo e profondo. La gente credeva fermamente che Dio era un Dio vivo. Siccome si voleva avere questo Dio vivo sulla terra, si costruiva grandiose “sale delle udienze” dove gli uomini lodavano e glorificavano Dio formulando le loro richieste e i loro desideri e dove esprimevano anche la loro gratitudine. Non c’era niente che era abbastanza bello o abbastanza magnifico; una grande gioia e una devozione pura cercavano un’espressione adeguata. Tutto splendeva, l’uomo si rifletteva in un mondo bello e traeva una gioia profonda dalla sua fede. Questa fede gli dava appoggio e forza. “Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vediamo a faccia a faccia.” (1 Cor 13,12) |
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Il paradiso in terra |
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In nome della ragione |
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Mentre
la gioia barocca dava origine a molte opere d’arte magnifiche e
l’uomo s’aggrappava, negli alti e bassi della sua vita personale, al
suo Dio con una fede forte che si esprimeva talvolta in modo molto umano,
un nuovo spirito proveniente dall’ovest conquistò l’Austria. Il
razionalismo e l’illuminismo iniziarono la loro marcia trionfale. La devozione profonda, talvolta molto fisica, sembrava sospetta per molte persone che riflettevano su questo (p.e. il culto delle reliquie). Esistevano eccessi nella devozione popolare e spesso anche ascesi esagerata e irragionevole nei monasteri. Certi entrarono in convento solo per avere un futuro assicurato. Queste pratiche furono messe in dubbio dalla nuova corrente che era già fortemente percettibile sotto Maria Teresa (1740-1780) e s’impose sotto il suo figlio Giuseppe II (1780-1790) – il che spiega il nome di giuseppinismo per questo movimento in Austria. La nuova corrente intellettuale non rispettava certi valori umani, ma illuminava anche qualche oscurità. Molti valori positivi di questo sviluppo comportarono grandi progressi, ma c’erano anche campi importanti che furono trascurati. La ragione e la fede, la combinazione, la giusta dose dei due: questa è un via percorribile per la nostra vita umana. |
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L’uomo intero |
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In 11 passi una figura umana apparisce gradualmente in questa sala. Il dodicesimo passo è l’uomo intero, cioè il visitatore. |
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La strada verso il futuro |
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Affinché in ogni cosa sia glorificato Dio |
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Nel capitolo della regola di S. Benedetto sui monaci che praticano un’arte o un mestiere (RB 57) si può leggere che nel monastero tutto deve succedere in un certo modo “affinché in ogni cosa sia glorificato Dio”, dunque anche per quanto concerne gli interessi secolari del monastero. Il 21 marzo 1089 la vita benedettina cominciò a Melk, con la preghiera e il lavoro (ora et labora). I Babenberg avevano fondato un monastero nel castello dove si trovava l’ultima dimora dei loro antenati e l’avevano dotato delle fondamenta dell’esistenza: proprietà terriera e privilegi feudali.
In origine l’abbazia viveva dei redditi dalla proprietà terriera e coltivava soltanto una piccola parte delle sue proprietà. Dopo l’abolizione del sistema delle proprietà terriere (1848) l’economia andò ristrutturata: gli affitti delle case a Vienna e la coltivazione più intensiva delle proprietà costituivano la base finanziaria. Negli ultimi decenni le entrate dall’economia forestale e dall’agricoltura sono sempre diminuite. Attualmente l’abbazia vive soprattutto degli introiti dal turismo. I redditi dall’economia abbaziale servono al mantenimento della scuola, alla manutenzione dell’edificio abbaziale nonché ai restauri necessari nelle 23 parrocchie e permettono anche di adempiere altri compiti. Nei diversi campi d’azione dell’abbazia numerose persone hanno trovato un posto di lavoro. |
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La città sul monte |
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Nel 529 Benedetto da Norcia fondò un monastero sul Monte Cassino: era la città sul monte che non poteva rimanere nascosta. Nella sua regola stabilí che la comunità monastica doveva vivere in un posto fisso, ben definito e delimitato. I benedettini hanno un voto particolare, quello della “stabilitas loci”, la promessa di rimanere sul posto. Attraverso il lavoro dei monaci questi monasteri con una chiesa, una biblioteca, un’ala per gli ospiti nonché stanze dove lavorano e abitano i monaci divenivano tra poco edifici di un supremo valore artistico.
All’inizio si ebbe l’intenzione di trasformare soltanto la chiesa in stile barocco, ma fra poco una ricostruzione completa fu progettata (v. disegno di una nuova costruzione). La costruzione grezza della chiesa finita, l’abate cominciò a ricostruire a tappe l’intero edificio monastico secondo un nuovo disegno di costruzione (dal 1711). La decorazione interna della chiesa fu realizzata alla fine. Jakob Prandtauer e, dopo la sua morte, Joseph Munggenast erano gli architetti, Antonio Beduzzi collaborò sicuramente all’architettura d’interni della chiesa. La realizzazione del programma abbazia – parco (corrispondenza tra l’arte e la natura) divenne possibile dopo la terminazione della ricostruzione dell’edificio abbaziale. Oggi questi due formano un grandioso insieme. |
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Il movimento è un segno di vita |
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Quando sono in moto, in cammino, giungo sempre a nuove rive, faccio la conoscenza del mondo, degli uomini e di me stesso, ho sempre una nuova meta. Il movimento comporta inquietudine, ma quest’inquietudine mi fa correre e apre il mio cuore. Il movimento ha una meta importante. Quando mi muove verso questa meta, vedo come in uno specchio e vedo soltanto contorni incomprensibili. Quando giungerò alla meta, vedrò a faccia a faccia. “Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.” (v. 1 Cor 13,12)
Anche se non conosco tutta la verità, quando sono in cammino, quest’imperfezione mi mostra che vivo ancora. Che resto in movimento, è causato dallo Spirito di Dio: lo Spirito è la fonte della vita. |